LA NASCITA DELLA FESTA DELLA SOLENNE
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Nel cuore di Montebello, tra antiche tradizioni e profonda fede, l’immagine della Madonna era venerata fin dal 1500 con il titolo di “Concezione”. Questo appellativo le fu probabilmente attribuito poco dopo il 1476, quando Papa Sisto IV istituì la festa della Concezione per tutta la cristianità. Tuttavia, l’origine della statua resta avvolta nel mistero: potrebbe risalire a quel periodo o essere stata creata successivamente. La sua raffinata lavorazione quattrocentesca alimenta il fascino di questa enigmatica effigie.
Nel 1834, il Vescovo di Vicenza, Monsignor Cappellari, osservò che il titolo “Madonna della Concezione” non si addiceva perfettamente all’immagine. Da allora, il popolo iniziò a chiamarla semplicemente “la nostra Madonna”, un nome carico di affetto e devozione. Solo nel 1885 venne ufficialmente ribattezzata “Madonna di Montebello”, riprendendo l’antico nome della parrocchia di “Sanctae Mariae de Montebello”.
La prima processione con la statua avvenne il 29 luglio 1793, in un momento di disperazione per la comunità, afflitta da una terribile siccità. Quella stessa sera, contro ogni previsione, scrosciò una pioggia abbondante che salvò i raccolti. Da quel giorno, la popolazione affidò con ancora più fervore le proprie preghiere alla Madonna, trovando conforto nei momenti di bisogno.
La Festa della Solenne affonda le sue radici in eventi straordinari che hanno segnato la vita del paese. Nel 1791, una devastante epidemia di tifo colpì Montebello, mietendo innumerevoli vittime, soprattutto tra i giovani. Ogni tentativo di contenere il contagio risultò inutile, finché la popolazione, ormai disperata, si rivolse alla Madonna con suppliche accorate. Miracolosamente, l’epidemia cessò all’improvviso, lasciando tutti sgomenti e riconoscenti.
Due anni dopo, nel 1793, una nuova calamità si abbatté sulla comunità: una siccità senza precedenti minacciava di distruggere il raccolto. Ancora una volta, il popolo si affidò alla Vergine portandone la statua in processione. Il miracolo si ripeté: quella stessa sera la pioggia tanto attesa bagnò i campi assetati, ridando speranza agli abitanti. Per celebrare questi eventi straordinari, il paese organizzò solenni festeggiamenti, con offerte di cera, olii e ingenti donazioni destinate alla costruzione di un nuovo altare in marmo.
I fondi raccolti per l’altare furono in parte dirottati nella costruzione della nuova chiesa, ritardandone la realizzazione fino al 1811. Solo grazie al lascito testamentario di Antonio Bevilacqua si riuscì ad acquistare un imponente altare in marmo dal soppresso monastero del Corpus Domini di Vicenza, un’opera degli scultori Orazio Marinali e Giovanni Cassetta. Tuttavia, la sua struttura massiccia risultò inadatta alla cappella a cui era destinato, rendendo necessarie modifiche che, purtroppo, non incontrarono il gradimento dei fedeli.
Nel tentativo di migliorarne l’aspetto, venne aggiunto un rivestimento in mattoni, che però ne comprometteva ulteriormente l’armonia. Si cercò poi di arricchirlo con una raggera dorata in legno, ma il risultato rimase insoddisfacente. Solo nel 1885, grazie all’intervento del Prevosto Giuseppe Capovin e all’abilità dello scultore Francesco Cavallini di Pove del Grappa, l’altare venne completamente ristrutturato, trasformandosi in un capolavoro che ancora oggi incanta i visitatori.
Durante questi lavori, la statua della Madonna fu temporaneamente trasferita nell’antica chiesa di San Francesco. Terminati i restauri, il Prevosto Capovin propose di celebrare il rientro della statua con una grande processione pubblica il 26 aprile. Il paese si vestì a festa, le strade furono addobbate con fiori e festoni, e un numero incredibile di fedeli accorse per assistere all’evento, rendendolo un momento di straordinaria partecipazione.
Il successo di quella processione fu tale da spingere il Prevosto Capovin a trasformarla in una tradizione quinquennale. Fu così che si stabilì che ogni cinque anni, nella prima domenica di maggio, la Madonna di Montebello sarebbe stata solennemente portata in processione per le vie del paese, dando vita alla Festa della Solenne.
Questa celebrazione divenne presto l’anima spirituale e culturale di Montebello. Non solo rappresenta un atto di devozione profonda verso la Madonna, ma è anche un’occasione per rinsaldare i legami comunitari e onorare la storia del paese.
Con il passare degli anni, la festa si arricchì di momenti di riflessione, spettacoli culturali e gioiosi momenti di condivisione. Le strade si riempiono di luci, colori e musica, mentre l’intera comunità si riunisce sotto il segno della fede e della tradizione. La Madonna di Montebello continua a essere il simbolo di speranza, protezione e unità, un legame indissolubile tra passato, presente e futuro.
Umberto Ravagnani