[434] RODOLFO FREALDO
Medaglia di bronzo al valor militare
Frealdo Rodolfo nacque il 3 novembre 1894 a Montebello Vicentino, in una famiglia semplice ma laboriosa. Suo padre, Angelo, era un calzolaio noto nella contrada di Via Borgolecco, mentre sua madre, Santa Rossi, si dedicava alla casa e alla crescita dei figli. Sin da giovane, Rodolfo dimostrΓ² una forte determinazione nel cercare un futuro migliore. La situazione economica della famiglia non gli permise di studiare a lungo, e cosΓ¬, come molti suoi coetanei, si trovΓ² costretto a cercare lavoro altrove. Scelse la strada dellβemigrazione e si trasferΓ¬ in Germania, trovando impiego come minatore. Quel lavoro, duro e pericoloso, temprΓ² il suo carattere, rendendolo ancora piΓΉ risoluto e resistente alle avversitΓ .
Tuttavia, il richiamo della patria lo raggiunse anche oltre confine. Il 1Β° dicembre 1914 si presentΓ² presso il Consolato Italiano di Dortmund per la visita di leva. Tre giorni dopo, senza esitare, tornΓ² in Italia e venne assegnato al 5Β° Reggimento Fanteria della Brigata Aosta. Durante il periodo di addestramento si distinse per la sua dedizione e la sua forza fisica, tanto da essere assegnato alla squadra zappatori, un ruolo che richiedeva grande resistenza e abilitΓ nel costruire e demolire strutture in condizioni estreme. Questo incarico segnΓ² il suo percorso militare e lo preparΓ² alle dure battaglie che lo attendevano.
Nel maggio del 1915, con lβingresso dellβItalia nella Prima Guerra Mondiale, Rodolfo si trovΓ² subito catapultato in prima linea. Dopo mesi di combattimenti, il 25 gennaio 1916 venne trasferito al 3Β° Reggimento Fanteria della Brigata Piemonte. Il viaggio lo portΓ² lontano, fino in Sicilia, dove raggiunse il deposito del reggimento a Messina. Questo spostamento faceva parte della riorganizzazione delle forze italiane in vista delle future offensive. Durante questo periodo, grazie alle sue doti di comando e alla sua esperienza sul campo, venne promosso a caporale. Ma il suo destino era ancora una volta segnato da continui cambiamenti: con il nuovo grado venne trasferito al 222Β° Reggimento Fanteria della Brigata Jonio, unβunitΓ impegnata in alcuni dei teatri piΓΉ duri del conflitto.
La Brigata Jonio combattΓ© in diversi fronti cruciali, dallβAltopiano di Asiago alla Valsugana, fino allβinfernale linea dellβIsonzo. Nel giugno del 1916, lβesercito austro-ungarico lanciΓ² una massiccia offensiva nota come βStrafexpeditionβ, unβoperazione volta a spezzare le difese italiane e sfondare fino alla Pianura Padana. Fu in questo scenario che Rodolfo compΓ¬ il gesto che gli avrebbe garantito un posto nella memoria storica della sua comunitΓ .
Il 17 giugno 1916, nei pressi di Samone (Valsugana), a quota 694, il suo reggimento ricevette lβordine di avanzare sotto un violento fuoco nemico. Rodolfo, con il coraggio che lo aveva sempre contraddistinto, fu il primo a lanciarsi allβattacco. Impugnando una scure, si fece largo tra i reticolati austriaci, cercando disperatamente di aprire un varco per i suoi compagni. Il nemico, asserragliato nelle trincee, rispose con unβintensa raffica di mitragliatrici. Nonostante il pericolo, Rodolfo continuΓ² il suo lavoro, incitando gli altri soldati a non fermarsi. La sua voce si levΓ² chiara sopra il fragore della battaglia, spronando i commilitoni a resistere e avanzare.
La scena era surreale: in mezzo a esplosioni e grida, lui, con la sola forza delle braccia e del suo spirito indomito, cercava di spezzare quelle barriere che impedivano lβavanzata. I suoi compagni, ispirati da tanta determinazione, lo seguirono. Ma il destino era in agguato: un colpo lo raggiunse al petto, facendolo cadere tra i fili di ferro che aveva giΓ in parte reciso. Il suo corpo rimase sospeso tra i reticolati, simbolo tragico di una lotta disperata per la vittoria.
Il suo sacrificio non fu vano. Lβazione eroica di Rodolfo permise al suo reparto di guadagnare terreno prezioso. Il suo nome venne iscritto tra i caduti e il suo coraggio fu riconosciuto con la Medaglia di Bronzo al Valore Militare. La motivazione ufficiale, riportata nel Bollettino Ufficiale del 10 gennaio 1917 a pagina 122, recita: βCon esemplare ardire, primo della sua squadra, si slanciava allβassalto delle trincee nemiche sotto raffiche di mitragliatrici. Giunto ai reticolati cercava di abbatterli con una scure. Con la voce e lβesempio incitava i compagni a perseverare nellβarduo lavoro di distruzione dei reticolati stessi finchΓ©, colpito a morte, cadeva tra i fili che aveva tagliato.β
La storia di Frealdo Rodolfo Γ¨ una delle tante vicende di eroismo dimenticate dal tempo, ma che meritano di essere raccontate. Non era un generale, non era un ufficiale di alto rango, ma un uomo semplice, un minatore divenuto soldato per necessitΓ e per dovere. La sua esistenza, segnata dalla fatica e dal sacrificio, si concluse in un atto di estrema generositΓ , offrendo la propria vita per permettere ad altri di avanzare.
Montebello Vicentino non ha dimenticato il suo nome. La sua famiglia, gli amici, i compaesani lo ricordano come un simbolo di dedizione e coraggio. La sua storia Γ¨ una testimonianza di quel senso di appartenenza e sacrificio che animava tanti giovani dellβepoca, pronti a lasciare tutto per rispondere alla chiamata della patria.
Oggi, in unβepoca di pace, la memoria di Rodolfo ci invita a riflettere sul valore della libertΓ e sul costo del sacrificio umano. Il suo esempio ci ricorda che dietro ogni nome inciso sulle lapidi dei caduti cβΓ¨ una vita, una storia, un sogno interrotto dalla guerra. E che il loro ricordo deve essere mantenuto vivo, affinchΓ© il loro sacrificio non sia stato vano. UMBERTO RAVAGNANI – OTTORINO GIANESATO
FOTO: Frealdo Rodolfo Medaglia di bronzo al valor militare (rielaborazione grafica Umberto Ravagnani).
BIBLIOGRAFIA: O.GIANESATO, MONTEBELLO E I SUOI CADUTI NELLA GUERRA 1915-18, 2014.
Umberto Ravagnani
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